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| Gaia Tripoli Agenzia Grazia Neri via Maroncelli 14 20154 Milano tel 02 62527223 fax 02 6597839 gaia.tripoli@grazianeri.com |
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Makadam, il primo magazine al mondo le cui fotografie sono state interamente realizzate e inviate con i telefonini, nel suo secondo numero, dedicato interamente alla privacy, ha intervistato Mauro Paissan, componente del Garante per la protezione dei dati personali. L intervista sfata alcune "leggende metropolitane" sui limiti posti dalla Privacy alle fotocamere e ai telefonini usati come mezzo di informazione. Il secondo numero di Makadam, interamente dedicato al tema della privacy, conterrà inoltre un'intervista a Massimo Sestini, famoso "paparazzo", che affronterà il tema della privacy dal punto di vista del fotografo scandalistico. Sestini sarà poi vittima lui stesso sulle pagine di Makadam di una "paparazzata". E poi ancora un servizio sui camerini dei negozi romani e uno sul bagno come luogo della privacy. Il secondo numerò di Makadam sarà in distribuzione nei locali delle più importanti città italiane a partire da lunedì 24 Novembre. Segue un'estratto dell'intervista a Mauro Paissan ESTRATTO DELL'INTERVISTA: In quali casi serve l'autorizzazione scritta per fotografare qualcuno e pubblicarne l'immagine? Quasi mai. Soprattutto quando c¹è di mezzo l¹attività giornalistica o equiparata. L¹autorizzazione serve soltanto quando trasmetto dati sensibili. E se riprendiamo un gruppo di bambini che gioca in un asilo. Se il mio scopo è quello di illustrare come i bambini vivono in asilo, come sono felici, come giocano io non vedo problemi per pubblicare quell'immagine. Quindi posso tranquillamente riprendere dei bambini che giocano e pubblicarli in un giornale? Senza nessuna autorizzazione? Si, assolutamente si! In questo caso non vedo proprio quale problema ci sia. Importante è non usare foto di bambini per illustrare servizi sugli adulti. Oggi sarebbe possibile fare è pubblicare una foto come quella che meglio rappresenta la "dolce vita". Aiché Nana che si spoglia al Rugantino? Certo. E gli spettatori non potrebbero protestare? No, perché sanno benissimo di essere fotografati. Noi abbiamo dei ricorsi di alcune signore che si lamentavano di essere state riprese durante uno spettacolo di spogliarello maschile. Gli abbiamo risposto che erano andate in un luogo pubblico, in un teatro, a vedere quello spettacolo e non è che erano state riprese nella stanza da letto mentre guardavano un uomo. Così abbiamo respinto il ricorso Fotocamere e telefonini rispondono alle stesse norme? Non facciamo distinzione tra fotocamere, telecamere e telefonini. A noi interessa cosa si fa con questi strumenti. Il telefonino è assimilabile agli altri mezzi. Ma allora contro di voi si fa terrorismo? Il senso comune vi paragona spesso a rigidi censori. Questa la considero una leggenda metropolitana contro la quale abbiamo appena pubblicato un libro. Spesso noi veniamo utilizzati come schermo per nascondere altre cose. |
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