
FOTOCLUB IL RIVELLINO

Appunti di
fotografia
Viene così chiamata quella luce che proviene dalla fonte primaria che è il sole, sia in forma diretta (illuminazione diurna) che indiretta (illuminazione notturna), cioè riflessa dalla Luna). Non prendiamo in considerazione quella delle stelle perché decisamente insufficiente per illuminare altri soggetti, anche se risulta indispensabile per fotografare le stelle stesse. Altra luce naturale utilizzabile in fotografia è quella del fuoco sia esso di carbone o legna, o quello di una candela, di una fiamma a gas o lo scintillio di una fiamma ossidrica o di un saldatore. In questi casi la luce è comunque di quantità limitata ed il suo uso è finalizzato ad ottenere essenzialmente immagini particolari e suggestive. Resta il sole la fonte come fonte primaria di illuminazione. Occorre comunque controllarlo, perché non offre sempre lo stesso tipo di luce e modifica le nostre immagini in relazione all’ora del giorno, alla presenza di nubi, alla sua direzione. A questo punto è necessario parlare della temperatura della luce o per ;’esattezza della temperatura di colore della luce, la cui conoscenza consente di prevedere con sufficiente sicurezza l’esito finale di ogni fotografia.
I gradi Kelvin.
La luce viene misurata in gradi Kelvin che sono una indicazione numerica del livello di freddezza o di calore della luce. Osservando una qualunque immagine scattata all’alba ci accorgiamo immediatamente che essa ci infonde un senso di freddo, dovuto alla presenza di colori che tendono al blu, al grigio, al celeste; sono colori che riportano involontariamente al freddo della notte, a quello del ghiaccio di cui ricordano anche il colore. Se invece lo stesso soggetto viene fotografato al tramonto, il senso che ci ispira l’immagine è quello di caldo, grazie a quel colore rossastro che ci ricorda il fuoco. La nostra mente quindi ragiona in modo istintivo per similitudini che scaturiscono dal nostro inconscio senza che noi ce ne accorgiamo se non dopo un attimo di ragionamento. Queste diversità di valutazione del colore della luce è dovuta in definitiva all’uomo stesso, che la recepisce in base alla sua personale esperienza. I gradi Kelvin non sono altro che la riproduzione su una tabella delle variazioni di luce che troviamo passando da quella fredda a quella calda o viceversa. Quanto maggiore è la tendenza al colore blu e più alta è la temperatura di colore, mentre questa si abbassa quanto più ci avviciniamo al rosso.
|
Tipo di luce |
gradi Kelvin |
|
Cielo blu a nord |
18.000° |
|
Cielo azzurro |
12.000° |
|
Cielo coperto da nubi |
7.500° |
|
Luce del Flash (al massimo) |
6.000° |
|
Sole di mezzogiorno |
5.400° |
|
Luce del Flash (al minimo) |
5.000° |
|
Lampade dei lampioni |
3.700° |
|
Lampada del proiettore |
3.100° |
|
Lampada 100 Watt |
2.900° |
|
Lampada 75 Watt |
2.800° |
|
Carbone |
2.400° |
|
Candela |
1.900° |
Così è ovvio che conoscere la temperatura della luce è importante nella foto a colori per poter controllare il risultato finale, mentre è indifferente per il bianconero dove è necessario soltanto conoscerne la quantità.
Luce artificiale.
La tabella riportata poco sopra ha già chiarito ampiamente le possibili fonti di luce utilizzabili in fotografia, sia naturali che artificiali. Tra quelle artificiali la più importante è senza dubbio quella del flash elettronico che fornisce una quantità di luce programmabile in modo sempre costante e che permette di ottenere un tipo di luce che si avvicina molto a quella naturale del sole a mezzogiorno. Il suo limite consiste nel fatto di non riuscire a distribuirla sempre in modo uniforme ma spesso unidirezionale (salvo alcuni accorgimenti adottabili, quali pannelli o pareti riflettenti, vetrini diffusori, secondo flash di servizio) e comunque con una portata in distanza che non oltrepassa mai i 10-15 metri. Sulla luce artificiale utilizzabile spesso per gradevoli effetti cromatici, come nel caso delle lampade ad incandescenza, occorre annotare quello decisamente sgradevole dei tubi al neon che danno una brutta dominante verdastra a tutti i soggetti che ne sono illuminati e che trasformano i volti in quelli di extraterrestri.
La
luce che colpisce il soggetto con un angolo di 90 gradi ne modifica
sensibilmente l’effetto prospettico e causa delle ombre allungate e,
specialmente sui volti delle persone, crea delle macchie scure sul lato del viso
non illuminato. Oltre i 90 gradi ci troviamo in presenza di luce che entra
sempre di più nell’obbiettivo quindi ci troviamo in situazione di controluce.
In questo caso gli effetti negativi sono di due tipi.
Il
primo è dovuto alla luce stessa che, entrando attraverso il diaframma, ne
disegna i bordi sui vari vetri dell’obbiettivo che si traducono in altrettanti
cerchi di luce nella pellicola. Il secondo invece, sempre negativo, che tuttavia
può essere sfruttato nella composizione dell’immagine, è quello di rendere
scuro il soggetto rispetto allo sfondo. In questo secondi caso, se ci interessa
comunque fotografare il soggetto purché non si trovi ad una distanza eccessiva,
è possibile farlo risaltare comunque utilizzando una luce di schiarita. Ad
esempio può essere utile un flash oppure un pannello riflettente.
Se invece i dettagli del soggetto non sono determinanti per la nostra immagine possiamo sempre utilizzare il controluce per ottenere delle silhouette, facendo però attenzione che non vadano ad annullarsi contro uno sfondo altrettanto scuro.
Ci
sono due tecniche per contrastare il controluce (che non è altro che una
eccessiva quantità di luce che colpisce l’esposimetro). La prima consiste
nell’avvicinarsi al soggetto, leggere la luce direttamente su di lui, tornare
al punto di partenza e scattare mantenendo bloccati i valori di esposizione
misurati in
precedenza.
Il soggetto risulterà ben esposto mentre lo sfondo sarà
bruciato, cioè sovresposto. Se invece il soggetto è dato dall’intera
immagine come
nel caso di un panorama, allora occorre adottare un artificio aprendo il
diaframma di 1 o 2 stop, sia in modo manuale, sia ricorrendo al correttore di
esposizione di cui sono dotate alcune macchine fotografiche.
Alcuni tipi di luce.
Luce radente.
Ci
sono alcune particolari situazioni nelle quali è necessario disporre di una
luce che colpisca il soggetto con una angolazione tale che permetta di metterne
in risalti i particolari più minuti. Stiamo parlando della luce radente, cioè quella
che sfiora la superficie del soggetto e, attraverso le piccole o grandi ombre,
ne evidenzia aspetti che altrimenti andrebbero persi con una luce diretta. Questo tipo di luce viene utilizzato spesso
per la foto di monete nelle quali le incisioni del conio sono così piccole che
i dettagli si perderebbero se fossero illuminati frontalmente. Altre possibili applicazioni su soggetti
molto grandi o nei paesaggi, le troviamo in quelle foto che cercano di
evidenziare la superficie di una parete a sassi oppure in quelle scattate alle
dune di sabbia al tardo tramonto (deserto, spiaggia) o a tutti quei soggetti per
i quali occorre comporre l’immagine con la presenza di ombre lunghe.
Luce diffusa.
Questo è il tipo di luce che troviamo in natura
quando il cielo è coperto da uno strato uniforme di nubi bianche. In questa
situazione notiamo che i soggetti di ogni tipo perdono quasi completamente la
capacità di produrre delle ombre e quella di riflettere la luce. Spesso
l’esposimetro è ingannato da questo tipo di luce tanto che la lettura risulta
falsata, specialmente nel caso dei paesaggi. Infatti in questi casi occorre
quasi sempre chiudere il diaframma di ½ o 1 stop, oppure leggere la luce sulla
propria mano o sul volto di una persona che fa parte dell’immagine. Ottenuti
questi valori occorre effettuare lo scatto senza modificare l’esposizione.
Si tratta di un tipo di luce presente in natura in alcune particolari e poco frequenti situazioni, prevalentemente all’alba o nel primo mattino. In fotografia viene utilizzata di frequente attraverso l’uso di un filtro grigio chiamato appunto polarizzatore. Le caratteristiche di questo filtro sono quelle di agire direttamente sulla luce naturale modificandola nel momento stesso in cui lo attraversa. Gli effetti più visibili sono quelli di eliminare i riflessi dagli oggetti trasparenti (vetri, acqua) e molto meno da quelli non trasparenti (superfici metalliche). Scurisce il colore blu (cielo) e schiarisce il bianco (nuvole) mentre risulta quasi neutro nei confronti del rosso o del giallo. Tende anche ad aumentare il contrasto. Il suo effetto è tanto maggiore quanto più l’angolo formato da fotografo – soggetto – luce del sole si avvicina a 45°. Risulta praticamente inefficace in presenza di luce diffusa e diminuisce le prestazione quanto più si allarga quell’angolo di incidenza appena descritto. Il polarizzatore è particolarmente utile nelle foto di paesaggio quando è necessario ottenere dei contrasti nel cielo e l’effetto è tanto maggiore quanto più ci sono nuvole bianche a batuffoli dai contorni ben delineati. Inoltre rende moltissimo quanto è necessario penetrare la superficie dell’acqua del mare calmo, tanto che consente di riprendere anche il fondale altrimenti invisibile ad occhio nudo.