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Il 18 novembre la Galleria clicArt inaugura  la mostra di Walter Baccon che resterà aperta al pubblico fino al 3 gennaio 2004.  Ricordiamo che  le foto di Walter Baccon vengono trattate al platino: il risultato finale è molto affascinante ed elegante,  potrebbe anche rappresentare un’originale idea  regalo per il Natale. Ci fa piacere  sottolineare che le stampe a tiratura limitata  in vendita presso la Galleria hanno prezzi molto più bassi rispetto al mercato e che il ricavato della vendita va interamente all’autore. Questo rappresenta una delle tante opportunità che Marka e Zucchi riescono a garantire ai “nuovi fotografi verso il mercato”  
Marka e Zucchi
presentano
 “IN BILICO”
la quarta mostra fotografica del 2003 è dedicata a
WALTER BACCON
Galleria clicArt -  martedì 18 novembre 2003
presso Zucchi Duomo- sede del Museo Zucchi Collection
Via Ugo Foscolo 4  Milano  

Chi è Walter Baccon

 Walter Baccon nasce nel 1956 a Susa, in provincia di Torino ma a pochi chilometri dal confine francese. Cresce poco distante, a Sauze d’Oulx, nell’albergo di famiglia, respirando l’arte fin da piccolo: sia il padre che il fratello maggiore dipingevano. Un po’ per imitazione, un po’ per esprimere la propria creatività inizia a produrre opere di pittura e grafica. A 19 anni si avvicina alla fotografia, che ben presto scopre essere il suo mezzo espressivo ideale. Inseguendo la sua passione nel 1987 si trasferisce a Milano, con in testa l’idea di fare fotografia di moda, idea che abbandona appena entra in contatto con l’ambiente, stampando in bianco e nero per un grande studio. Trova però la sua strada, più vicina alla fine-art photography, e inizia a lavorare presso la Galleria Il Diaframma, dove lavora alla produzione di passepartout fino al 1991.  Da anni Walter Baccon è tornato tra le sue montagne, dove fa il falegname per mantenersi, ma dove soprattutto può dedicarsi alla fotografia che veramente ama, quegli still life spesso ironici, “in bilico” tra sogno e realtà che sono raccolti in questa mostra. Alla perfezione estetica della composizione si unisce anche la grande raffinatezza della tecnica di stampa al platino, scoperta seguendo il suo istinto e la sua curiosità per la chimica, da completo autodidatta.

Walter Baccon Art-choke Sauze dOulx 2002

CONVERSANDO CON WALTER BACCON

di Enrica Viganò

 Come hai iniziato a fotografare?  Facevo pittura e grafica, ma mi sono accorto che avevo fretta, cioè non vedevo l’ora di firmare. Non vedevo l’ora di finire il quadro e firmare. Allora mi sono detto”bah, non ci siamo”, poi ho visto su un giornale la pubblicità di una macchina fotografica Olympus, e il giorno dopo ero a Torino per comprarla. Ho cominciato così. Ho buttato via tutto quello che avevo fatto, tutte le opere che avevo fatto di pittura e di grafica. 
Avevi fatto una scuola d’arte o di grafica? No, mio padre dipingeva per hobby, mio fratello dipingeva anche lui benissimo, insomma in famiglia c’è sempre stata un po’ di aria di arte. 
 E tu cosa hai studiato? Niente, io studiavo per passare il tempo, non me ne importava, mi barcamenavo, mi sono diplomato  per sbaglio. Studiavo un’ora prima sul treno e con un po’ di fortuna son passato. 
Quindi sei un autodidatta con l’aiuto del papà No, assolutamente, lui non mi ha insegnato nulla, è solo che in famiglia vedi uno che fa una cosa e dici “provo anch’io”, ma nessun insegnamento da lui. Lui poi è figurativo, sono proprio lontano mille miglia. 
 Anche con la fotografia ti sei arrangiato da solo? Tutto da solo, sbagliando e riprovando. Noi abbiamo un albergo, mi mettevo a stampare dappertutto, ho girato tutte le stanze, tutti i bagni, io ho stampato ovunque. Mi è sempre piaciuto e non ho mai trovato ostacoli. 
Per di più ti sei appassionato a delle tecniche particolarmente difficili. Chissà quante prove avrai fatto E certo, sbagliando si impara. E’ un detto banale, ma è così! 
  Perché sei stato attratto dalla stampa al platino? Perché mi piace la chimica, mi piace sapere che quel metallo lì lo metti con un’altra cosa e come per magia vedi apparire il risultato: un’alchimia.  Ancora adesso ho lo stesso entusiasmo, come fosse il primo giorno. A me la fotografia digitale non può proprio interessare, perché io ancora trent’anni dopo la prima volta, faccio la prima stampa e per me è sempre una magia meravigliosa. 
 Vuoi dire che ti piace così tanto stare in camera oscura che ti sei voluto mettere alla prova con antichi metodi? No, anzi per le stampe al platino e palladio la procedura è molto diversa e piuttosto complessa. Io preparo una soluzione di sali al platino e palladio (peraltro molto costosi e difficili da trovare) e poi con un pennello la stendo sulla carta. Anche la carta necessita una particolare ricerca, perché secondo il supporto che utilizzi  cambiano i risultati. Dopodiché in camera oscura , ma senza l’utilizzo dell’ingranditore - quindi sempre e comunque si tratta di una stampa a contatto - espongo il torchietto in cui ho inserito la carta e il negativo (che nel mio caso è di formato 10x12cm) sotto una luce a raggi  ultravioletti, che è l’unico tipo di luce a cui è sensibile. A quel punto ancora non si vede quasi nulla fino a quando la immergo in uno sviluppo speciale (tipo ossalato)  e poi in tre successivi bagni chiarificatori. Infine segue il lavaggio. 
 Ci vuole una gran passione e molta pazienza, direi. Come vedi è una tecnica lunga e difficile, posso metterci anche un’ora con certi negativi e magari scoprire di doverla rifare da capo, perché sono piuttosto esigente, innanzi tutto con me stesso. Certo qualcuno dice che non è così complesso, ma come in tutte le cose, tra realizzare una stampa e farne invece una bella, c’è di mezzo una mare di esperienza, di occhio, di capacità, di tecnica.  
Quando a 19 anni ti sei messo a fare foto cosa riprendevi? Di tutto. La prima volta me la ricordo benissimo, sai con la frenesia da prima volta, poi la macchina fotografica in particolare è uno strumento che tu prendi e ti prende. Il primo giorno ho fatto un rullo,  ho fotografato tutto il circondario. Poi l’ho portato al paesino sotto dove c’era un negozio di fotografia di quelli vecchi, sviluppo e stampa, formato cartoline. Risultato: stampe pessime, immagini pessime. Le stampe erano grigie, anche se erano ancora sulla bella carta baritata. Il giorno dopo ho preso, sono andato a Torino e ho comprato tutta l’attrezzatura. E ho cominciato così, con un piccolo ingranditore  
Quindi in un colpo solo ti sei messo a imparare a fare le foto e a stamparle, senza nessuna scuola? Io non avevo manuali,  all’inizio compravo delle riviste che a volte avevano quella paginetta di consigli per i fotoamatori. Niente, ho detto “c’è lo sviluppo, c’è lo stop e c’è il fissaggio” e son partito.  
Dove abiti esattamente? A Sauze d’Oulx, è in provincia di Torino, ma al confine con la Francia, vicino a Sestriere. A un certo punto però ho mollato albergo e tutto per la fotografia e sono venuto a Milano. Pensa che all’inizio volevo fare moda, ma ci ho messo poco per capire che non faceva per me e finalmente ho iniziato a fare la fotografia che piace a me, che continuo ancora a fare. Ho cominciato a sentire che la fotografia non era più una banalità, un fare per fare, ma era il mio mezzo ideale. 
Cosa fai per vivere? A Milano lavoravo in un laboratorio e stampavo in bianco e nero, un laboratorio annesso a uno di quei grandi studi dove facevano moda e io stampavo il bianco e nero. Era il 1987. Poi sono andato alla Galleria Il Diaframma, facevo passpartout. Sono andato via da Milano nel 1991. Sono tornato sulle montagne e ho lavorato con un falegname e non mi sono più mosso. Dopo un po’ mi sono messo per conto mio e faccio dei lavori saltuari con il legno, qualche progetto speciale. Ma niente di impegnativo perché non voglio appartenere a nessuna categoria, voglio essere libero. Mi basta quel poco per mantenermi, senza fare una vita dispendiosa…La fotografia  per adesso non mi ha restituito quel che ho speso. Proprio per niente, oltretutto con queste tecniche che hanno dei prezzi incredibili.
 Finora tu hai lavorato con gli still life perché era la cosa più a portata di mano? No, non perché era la più facile, gli oggetti mi ispirano e poi io costruisco le associazioni tra di loro.  
Alcune composizioni che realizzi hanno dello humor e altre invece mi sembrano prettamente estetiche, che significato hanno per te? I miei sono più che altro degli stati d’animo. Io credo di avere uno humor nascosto e spesso mi guida nella composizione. Per quanto riguarda l’estetica, questa è una questione più difficile: non mi piace la foto “carina”, la foto un po’ leziosa, non mi piace l’arte manieristica, ma per esempio la foto della margherita su quel frullatore giapponese che si usa nella cerimonia del te è nata da un fattore puramente estetico. Ho trovato questo oggetto, un pezzo di bambù che ha un’estetica eccezionale e ci ho messo una margherita sopra: ecco questa è una foto estetica, ma non è leziosa, sembra quasi un paradosso quello che sto dicendo, però.  Questa è forma, mentre quando metti la testa e la coda del pesce con uno spazio vuoto in mezzo, vai oltre la forma  Sì, infatti quella l’ho intitolata “Niente”, quella è una foto che mi piace, mi sembra una cosa che ti fa pensare.
 E la sequenza degli oggetti di ghiaccio che si sciolgono durante 13 ore? Lì c’è il tempo, lì vedi il tempo. Ovviamente il tempo è immateriale, ma in quella foto si vede il tempo, si vede la trasformazione della materia da stato solido a liquido: anche qui ritorna la chimica a supportare il pensiero   
Quali autori ti piacciono? Non sono molto al corrente della fotografia contemporanea. A parte quelli famosi, quelli della cosiddetta nuova oggettività tedesca: Gursky, Struth, Ruff… così quotati non riesco a capire perché. Direi “niente di nuovo sotto il sole”, l’unica novità è  il formato enorme, furboni! Invece per quanto riguarda il passato io direi uno su tutti: Man Ray. Rimane sempre il più grande, non un maestro, perché sai io non ho più maestri, ti devi liberare di questo, ma lui su tutti.
 Perché ti piace così tanto? Per l’ironia e poi quello spiazzamento che vedi nelle sue foto, che anche lì sembrano semplici… Pensa, anni trenta, ma non perde. Poi mi piaceva Mapplethorpe, però adesso trovo le sue nature morte un po’ fredde. Un altro incredibile è Witkin, deve essere un uomo di grande cultura. La prima volta che ho visto un suo libro sono rimasto secco. Mi piace la sua cultura, la sua capacità di recitare, di trasgredire, i suoi riferimenti alla pittura di un certo periodo e poi mi piace tecnicamente. Lo ammiro perché è un po’ come Mapplethorpe, c’è tanta vita dietro, dentro. Di questi tipi mi piace la mente, il genio, la libertà mentale.   
E libri che ti hanno colpito? Man Ray, ovviamente . Klein con New York, grande Klein, ha fatto scuola. Poi Avedon dei ritratti, la moda non mi interessa, ma i ritratti sì. Quando ho due soldi se posso mi compro i libri. Però ormai i prezzi sono pazzeschi.  
Per te cos’è la fotografia? Rimane sempre quella, il motivo per cui sono partito: rendere visibile un’idea che ho in testa.
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Walter Baccon Aspettando il sole dietro le 
nuvole Sauze dOulx 1987
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Walter Baccon In Viaggio Sauze dOulx 1988

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Walter Baccon Niente-Milano 1987

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Walter Baccon Perch Sauze dOulx 1988

ClicArt, progetto fortemente voluto e sostenuto dall’agenzia fotografica Marka e dall’azienda tessile Vincenzo Zucchi,  presenta la quarta mostra del 2003, l’ultima per questo secondo anno di attività della galleria; il bilancio, anche quest’anno, è estremamente positivo, sia per l’affluenza del pubblico che per la vendita di stampe fotografiche. La Galleria clicArt si conferma l’unico spazio milanese che programma con continuità la fotografia emergente d’autore e  che favorisce la promozione di nuovi artisti, privilegiando, nella selezione, quel tipo di fotografia che si snoda lungo i canali dell’emozione. Il prossimo 18 novembre  Galleria clicArt   inaugurerà una personale di Walter Baccon. “Avevo fretta, non vedevo l’ora di firmare l’opera, con la pittura ci voleva troppo tempo”. Fin da quando era ragazzino Walter Baccon ha cercato un modo tutto suo per “rendere visibile un’idea  che avevo in testa”. Prima ha provato con la pittura e la grafica, poi, a diciannove anni, con la fotografia. Sentir dire da un appassionato di tecniche antiche di stampa che ha fretta può far sorridere, perché le opere uniche che Baccon produce - per esempio le stampe al platino - notoriamente richiedono tempo, pazienza ed una cura estrema. Baccon non ha avuto maestri, né frequentato scuole di fotografia né utilizzato manuali, ha sviluppato la sua tecnica elegante solo attraverso esperimenti infiniti nella sua camera oscura. “ In bilico ” presenta una serie molto particolare di still-life in bianco e nero, dove i corpi e le cose diventano altri oggetti da modellare e da collocare in bilico nel mondo, in bilico nel pensiero. Si potrebbe cercare di incanalare su due filoni il contenuto delle immagini, molto spesso ermetico: uno più ironico, l’altro più esistenzialista. In entrambi simboli e metafore si incrociano comunque per pensare “oltre”. La sensazione di spiazzamento che ci coglie osservando molte delle sue opere è un esito voluto e cercato dall’autore, forse sull’onda della sua stessa “inquietudine” verso le regole del nostro mondo. Baccon vive tra i monti piemontesi, lontano dalle nuove tecnologie, lavorando tra le altre cose come falegname ad alcuni progetti particolari “proprio perché di qualcosa bisogna pur vivere”.  ClicArt è contemporaneamente un progetto ed una galleria. Nato dal felice incontro tra l’agenzia fotografica Marka e l’azienda tessile Vincenzo Zucchi, clicArt mette in mostra, quattro volte l’anno, il lavoro di fotografi alla prima esposizione personale e con la dichiarata intenzione di una carriera nella fotografia d’arte da collezione. Per questa ragione fotografi giovanissimi e meno giovani condividono lo spazio clicArt,  ma tutti si presentano come degli emergenti rispetto alla foto d’autore. Per Marka,  Zucchi ed Enrica Viganò, che cura da sempre la direzione artistica di clicArt, il successo della galleria rappresenta una conferma della validità dell’iniziativa, un progetto senza scopo di lucro e il cui unico obbiettivo è quello di aiutare nuovi talenti artistici ad emergere.   
Galleria clicArt: nuovi fotografi verso il mercato
Inaugurazione della mostra “In bilico” di Walter Baccon:   18 novembre 2003 alle ore 18.00
Galleria clicArt c/o Zucchi Duomo  Via U. Foscolo 4  (già sede del Museo Zucchi Collection)
Durata della mostra: dal 18 novembre 2003 al 3 gennaio 2004  – ingresso gratuito
Orari della mostra: lunedì 15.30-19.30 / da martedì a sabato 10.30-19.30
Informazioni: 02 439221 –- www.marka.it  /  www.zucchicollection.org